Non solo Napoli, anche al Pirellone si mangia bene!

Il fatto

La vicenda Oil for Food rimane un’ombra incombente sulla Presidenza della Regione.L’iscrizione al registro degli indagati del segretario personale di Formigoni, Fabrizio Rota, aggrava la posizione dei protagonisti della vicenda.

Proviamo a ricostruire con ordine questa complicata storia.
Il programma Oil-for-food viene inaugurato dall’Onu nel 1996 e, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto permettere all’Iraq, paese fiaccato da anni di sanzioni, di vendere petrolio in cambio di forniture umanitarie, cibo e medicinali.
Il guaio è che questi trattative spesso non si sono attuate alla luce del sole e sono state occasione di favoritismi nei confronti di politici e società internazionali ritenute “amiche” del regime. Il programma Oil for Food si è trasformato in un “affare” modiale per imprenditori di tutto il mondo che, grazie a trattamenti di privilegio, hanno potuto aggiudicarsi queste forniture a prezzo di sconto.
Nel 2004 l’Onu ha istituito un’apposita commissione d’inchiesta, presieduta dall’ex capo della Federal Reserve, Paul Volcker, per fare chiarezza su queste trattative.
Dai giornali si apprende che le aziende coinvolte a livello mondiale sono oltre 2.200 e di queste circa 122 sono italiane. In sostanza si afferma che al Presidente della Lombardia, o meglio, alle società da lui indicate, sarebbero stati assegnati 24,5 milioni di barili di greggio a prezzi decisamente “competitivi”.
Secondo Claudio Gatti (Sole 24 ore) e Mark Turner del Financial Times, lo sconto concesso dalla Somo (la compagnia di Stato irachena per il petrolio) oscillava dai 2 ai 10 centesimi di dollaro a barile.Si calcola che l’affare avrebbe permesso alle società “segnalate” da Formigoni di fare guadagni per milioni di dollari.
Ma quali sono stati i criteri di scelta per le società indicate al regime? Quale credenziale migliore dell’amicizia? Manco a dirlo le persone favorite da queste trattative sono molto vicine al Presidente della Regione Lombardia. Il Presidente Formigoni avrebbe indicato tramite lettera (consultabile a pagina 6 del Rapporto Onu) al numero due iracheno, Tareq Aziz, le società a cui assegnare la fornitura di greggio: una di queste, la Cogep, fa capo ai Catanese. Questa famiglia di imprenditori non è nuova alle cronache giudiziarie: negli anni ottanta furono coinvolti in pieno nello scandalo dei petroli (o scandalo dei 2000 miliardi) che si configurava nella mega-evasione ai danni del fisco dell’accisa (tassa statale prevista per la produzione e il trattamento dei prodotti petroliferi) e l’immissione di ingenti quantitativi di carburante in una fitta rete di contrabbando.
Vittorio e Antonio Catanese, membri autorevoli della stessa famiglia, figurano tra i “padri fondatori” della Compagnia delle Opere della quale fa parte lo stesso Formigoni. Nonostante il passato poco limpido di questa famiglia, Marco Mazzarino De Petro, amico di Formigoni e personaggio chiave nell’organizzazione di queste trattative (e indagato per corruzione internazionale), accompagnò personalmente i dirigenti della società italiana in Iraq per la firma del contratto con il Regime di Saddam.
Le indagini hanno dimostrato che la Cogep (che dall’affare Oil for Food ebbe un bel guadagno), oltre che pagare somme a funzionari iracheni (denaro che la società motiva come una tassa obbligatoria richiesta dal Regime), ha versato ingenti quantità di denaro nei conti correnti di una società off-shore di nome Candonly. Quest’ultima mostra una conformazione piuttosto complessa, ha tre sedi in diversi paesi europei e a capo di essa vi è un prestanome inglese. La domanda, come diceva un noto conduttore italiano, sorge spontanea: chi si nasconde in realtà dietro la Candonly? C’è chi fa il nome dell’amico fraterno di Formigoni, Mazzarino De Petro, ma il condizionale è d’obbligo in questi casi. Arriviamo, così, all’ultimo colpo di scena nella vicenda: da una perquisizione negli uffici dell’industriale Saverio Catanese i magistrati hanno scoperto un fax che Fabrizio Rota ha inviato a Marco Mazzarino De Petro. Con questa prova il cerchio si chiude, i personaggi sono al loro posto, i ruoli sono chiari. Leggiamo da Repubblica: “Dal documento sequestrato Rota disegna uno schema di partecipazione di Candonly in Cogep.” Con questa prova la procura ha la conferma che le due società sono legate e “che i soldi passati da una all’altra erano la distribuzione degli utili”. Nonostante le evidenze e i capi d’accusa pendenti sui suoi più stretti collaboratori il Presidente della Regione Lombardia in tutti questi anni si è limitato a dichiarare di essere andato in Iraq soltanto per “liberare 300 ostaggi italiani la’ detenuti e della cui sorte nessuno si interessava”. Non da meno sarebbe la polemica riguardo la (non) competenza istituzionale del Presidente della Regione Lombardia negli affari internazionali. Come espresso dall’onorevole Pierluigi Mantini, mediante interpellanza parlamentare in data 17/2/2005, “Il cosiddetto programma Oil for Food” deliberato dall’Onu, è un atto internazionale, la cui esecuzione compete agli stati, non alle regioni – e inoltre – la società beneficiaria dell’attività di promozione di affari di Formigoni è la Cogep, che ha sedi operative a Genova e Alessandria, che non può essere considerata società lombarda”. Formigoni, in sintesi, ha fatto siglare i contratti da un suo stretto collaboratore e coinvolgendo società “amiche” (qui è riuscito anche a compiere una violazione nella violazione: leggi del libero mercato e della concorrenza imporrebbero dei bandi e informazioni pubbliche) al capo delle quali siedono indagati e procurando a tutti i personaggi coinvolti guadagni stratosferici, senza il benché minimo potere istituzionale. E’ difficile fare di peggio. Ma forse tutto questo non era sufficiente nemmeno per comparire su un telegiornale. Per ogni evenienza “Obelix”(uno yacht di 15 metri e 400 cavalli e una portata di 15 persone acquistato dalle famiglie Formigoni, Rota e De Petro) è li, ancorato al porto di Lavagna e difficilmente, date le premesse, resterà a corto di carburante…


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